La tradizione come guida: il mestiere di un artigiano in Carnia 

Abbiamo intervistato Amerigo Rossitti dell’azienda artigiana Fratelli Rossitti di Tolmezzo, storica realtà del territorio, produce mobili su misura in legno massiccio, si occupa del restauro di arredi antichi ed è attiva anche nel campo della liuteria.

Amerigo racconta le sue origini in bottega, l’importanza della tradizione e la determinazione necessaria per portare avanti un mestiere che unisce pensiero e manualità.
Uno sguardo autentico su un lavoro che richiede passione, presenza e curiosità.

La prima domanda è d’obbligo: com’è iniziata la tua passione per questo mestiere?
Diciamo che è iniziata per passione perché principalmente ero integrato in una famiglia dove il papà era artigiano. Questo era l’inizio.
E sono stato coinvolto in un modo abbastanza naturale, nel senso che partecipavo anch’io fin da bambino all’attività, diciamo così, del lavoro del papà e degli zii, e quindi poi questa passione è cresciuta man mano che sono diventato un po’ adulto.
Poi ho fatto la scuola del legno, insomma è stata una cosa che mi ha trascinato.

Quindi possiamo dire che ti è sempre piaciuto questo mestiere e lavorare come artigiano?
Sì, certamente.

E qual è la parte più difficile del tuo lavoro quotidiano?
La parte più difficile non è il lavoro in sé, non è una cosa difficile lavorare. Il difficile è riuscire a essere presenti sempre, anche quando ci sono diverse altre incombenze.

E quanto conta la tradizione nel modo in cui realizzi i tuoi prodotti?
La tradizione è fondamentale perché chi viene da te non viene così casualmente. Viene o perché ha bisogno di qualcosa di importante o perché sa di trovare delle competenze, e quindi insomma cerchi di soddisfarlo.

Qual è il pezzo più difficile che hai o avete mai realizzato e perché è stato così difficile?
A memoria non mi ricordo una cosa difficile. O delle attività più difficili, diciamo. Nel senso che ti potrei dire solo questo, e cioè che in realtà non ci sono ostacoli insuperabili se ti rendi disponibile a svolgere un determinato lavoro.
Quindi devi sempre sperimentare, provare e cercare di capire il prodotto da realizzare. Poi tutto diventa facile, anche le cose più difficili.

Magari un pezzo che ha richiesto tanto tempo?
Sinceramente ce ne sono talmente tanti che non mi sentirei di escluderne nessuno. Insomma, sono stati molti i lavori impegnativi, e più o meno dello stesso livello di difficoltà. Ma ad ogni modo, le cose più difficili in realtà sono quelle più stimolanti.

Cosa diresti a un giovane che vuole iniziare oggi?
Ovviamente i tempi sono cambiati.
E oggi per iniziare bisogna rendersi conto della realtà di adesso. Non è più come quando ho iniziato io, dove se avevi la passione e il desiderio… insomma ti accodavi e la cosa prendeva forma.
Adesso il ragazzo o il giovane che vuole intraprendere questo tipo di strada deve essere molto determinato. Insomma, deve essere un sognatore e soprattutto i sogni deve essere in grado di portarli a termine, se siamo dei veri sognatori.
Quindi bisogna essere determinati al massimo.

Cosa servirebbe secondo te per far crescere davvero l’artigianato in Carnia?
Possiamo dire che l’artigianato è fatto di cultura ma è fatto anche, insomma, di elaborazione del pensiero. Quindi traduci il tuo pensiero con le mani.
Ci vuole questo e quello: ci vuole la pratica, ci vuole la teoria, ci vuole una forte volontà. Diciamo che se tu sei radicato sul territorio, insomma possiedi questa sensibilità e hai magari un ascendente o qualcuno a cui riferirti, una tradizione.
Quindi qualcuno che prima di te ha raccontato queste cose e le ha portate avanti. In questo caso sei ancora più fortunato e quindi è ancora più facile.
Per chi deve approcciarsi, per i giovani, secondo me ci vuole tanta curiosità e tanto interesse.

A questo link potete vedere le foto di Filippo relative all’artigianato.