Una storia tolmezzina
Un locale che ha visto passare generazioni e che ancora oggi cerca di reinventarsi senza perdere il proprio spirito originale. Attilio ci racconta cosa significa fare comunità dietro a un bancone.
di Caterina Bonanni
e Nikolai Cacitti

Nel centro di Tolmezzo, il Tilly’s Pub è diventato negli anni uno dei luoghi simbolo della socialità cittadina. Nato nei locali del vecchio Tilis, è cresciuto insieme alla comunità, trasformandosi da semplice bar a punto di ritrovo per intere generazioni.
A raccontarne l’evoluzione è Attilio, fondatore e anima del pub.
“Avevo 24 anni: è iniziato tutto per caso”
L’idea di rilevare il locale arriva mentre Attilio lavora già in diversi bar della zona. “La mia titolare mi propose di prendere l’attività. Io risposi: ‘Beh, perché no?’”.
Con la compagna – figlia di baristi come lui – decide di rischiare: un investimento di 40 milioni di lire che, allora, sembrava recuperabile in pochi anni. “I costi erano altri, si poteva fare”.
L’avvio è fulmineo: il locale si riempie fin da subito. I turni sono duri – chiusura alle quattro, riapertura alle sette – ma l’energia è tanta. “La gente arrivava di continuo. Abbiamo preso anche un dipendente. Tutto partì rapidissimamente”.
Quando i locali erano motore di socialità
Attilio ricorda un’epoca in cui i bar erano luoghi di aggregazione spontanea. “Facevamo sentire tutti a casa. Non era un lavoro, era stare bene con i ragazzi”.
Gli eventi erano continui: concerti, feste, gite all’Oktoberfest e a Gardaland, perfino discese sullo Zoncolan con mezzi improvvisati – cofani, lavandini montati sugli sci… – esperimento da cui nacque poi l’idea geniale del Crazy Bob.
Oggi la socialità è più frammentata, secondo Attilio. “La gente esce, trova gli amici, ma manca il movimento continuo”. Qualcosa, però, sembra tornare: “I miei figli stanno cercando di ricreare quello spirito senza che io dica nulla”.

Difficoltà, scelte coraggiose e soddisfazioni
“Il bello è vedere la gente che torna”, dice Attilio. Ma il mestiere non è semplice. Tra i problemi recenti, il divieto di introdurre i cani – necessario dopo una denuncia – e una gestione del personale resa complessa da costi elevati e stipendi insufficienti. “Il sistema mette noi e i dipendenti uno contro l’altro”.
Fra le decisioni più difficili, il divieto di fumo introdotto un anno prima della legge: “Per tre mesi non entrò nessuno. Ma abbiamo resistito e cominciarono ad avvicinarsi famiglie e ragazzini. Così nacque la parte di paninoteca”.
Il futuro del Tilly’s
Innovare è sempre stato un obiettivo del locale. “È importante che il cliente trovi qualcosa di nuovo”. Nel prossimo futuro è previsto un rinnovo della saletta, probabilmente tramite la costruzione di una piccola stube accogliente.
Quanto al domani, Attilio immagina ancora anni dietro il bancone. “Dovrei andare in pensione tra quattro anni e mezzo, ma probabilmente continuerò. Spero che i miei figli portino avanti quello per il quale ho sempre lavorato; mio figlio Federico, per esempio, è molto portato e sembra direzionato verso questo”.
Tra fedeltà e rinnovamento, il Tilly’s Pub si prepara alle sue prossime stagioni, sospeso tra il passato che lo ha reso un’istituzione per i giovani di Tolmezzo e il futuro che Attilio spera di affidare ai figli.
Se e quando Attilio lascerà il bancone, il Tilly’s non sarà forse più uguale a prima – eppure continuerà a essere sé stesso.

