Nel 1946 le donne italiane votarono per la prima volta: che significato ha oggi, per lei, quel momento storico nel suo ruolo di sindaca?
È stato un momento storico di straordinaria portata perché ha reso le donne cittadine a tutti gli effetti. Solo chi vota e può essere votato, infatti, ha voce, è riconosciuto, può partecipare ed incidere sulle scelte che regolano la vita dello Stato e delle sue articolazioni e contribuire a disegnare il futuro della comunità locale e nazionale. Grazie a quel diritto, conquistato in virtù di decenni di battaglie e rivendicazioni, di superamento di convenzioni e resistenze patriarcali, fu possibile per le donne conquistare altri diritti civili e lavorativi prima impensabili: la parità di remunerazione tra uomo e donna (1956), l’accesso ai pubblici uffici e nella Magistratura (1963), il divorzio (1970), il riconoscimento di piena parità con l’uomo all’interno della famiglia (1975), la parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro e la tutela per le lavoratrici madri (1977), l’interruzione volontaria di gravidanza (1978), l’abolizione del diritto d’onore e del matrimonio riparatore (1981), la violenza sessuale come reato alla persona e non più contro la moralità (1996), la parità sul lavoro (2010); le quote rosa nei consigli di amministrazione (2011), il reato di femminicidio e violenza sulle donne (2013), la rappresentanza di genere nelle liste elettorali (2016-2017), solo per citarne alcune, a dimostrazione di come le cose possano modificarsi rapidamente se si ha voce e parte attiva nelle scelte e di come sia fondamentale “esserci” nelle istituzioni per cambiarle. La stessa Costituzione Italiana non sarebbe la stessa senza il prezioso contributo dato dalle Madri Costituenti.

Si sente in qualche modo “erede” di quelle prime elettrici e delle donne che entrarono nella vita politica dopo la guerra?
Mi sento certamente erede di quelle prime elettrici ed investita della responsabilità, da amministratrice e da cittadina, di incoraggiare la partecipazione e la presenza delle donne nelle istituzioni e nella vita pubblica e di proseguire nella battaglia per la conquista di una reale equità di diritti e doveri.
Nel suo percorso politico, ha mai percepito ostacoli legati al genere? Se sì, come li ha affrontati?
Direttamente no, ma questo non significa che non esistano. Ritengo che l’ostacolo più grande, quello che spesso allontana le donne dalla vita istituzionale, sia legato alla difficoltà di conciliare i tempi della politica con i tempi della famiglia e del lavoro, in un contesto in cui la donna è perlopiù caricata dei bisogni di cura, e i servizi a sostegno della famiglia sono ancora troppo carenti, ed in cui i tempi della politica sono ancora strutturati secondo logiche e ritmi maschili. L’introduzione della rappresentanza di genere nella composizione delle liste e nell’espressione del voto ha favorito la presenza femminile, adesso bisogna lavorare affinché le “quote di genere” da obbligo normativo necessario diventino pratica culturale consolidata e, parafrasando l’art. 3 della Costituzione rimuovere gli ostacoli che impediscono la partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Secondo lei, nei piccoli comuni di montagna è più difficile o più facile per una donna assumere ruoli di guida?
La gente di montagna è pragmatica, valuta l’impegno delle persone più che il genere. D’altro canto nella tradizionale vita delle comunità di montagna, basate su una economia di sussistenza e di massiccia emigrazione stagionale maschile, le donne hanno sorretto l’economia del territorio e assunto il ruolo di capofamiglia, anche verso l’esterno (ad esempio nelle latterie sociali). Non è un caso che il diritto di voto alle donne (capofamiglia) sia stato riconosciuto nell’ambito dell’esperienza della Zona Libera della Carnia e dell’Alto Friuli (estate—autunno 1944), anticipando il suffragio universale del 1946.
Quanto è importante oggi coinvolgere le giovani ragazze nella vita civica e politica del territorio?
Ho grande fiducia e stima nei giovani, ragazze e ragazzi, e nelle loro capacità, e credo che il loro coinvolgimento nella vita civica sia fondamentale per la vitalità e la sopravvivenza delle nostre piccole comunità e per questo deve sempre essere incoraggiato ed accompagnato, nel rispetto dei loro tempi e dei loro modi. La freschezza, l’entusiasmo, l’energia che possiedono, portano con sé nuove idee e prospettive, nuovi approcci alle sfide e paradigmi di futuro, linfa per la democrazia. Credo che sia compito di ogni amministratrice ed amministratore pubblico, ad ogni livello, favorire nei giovani il senso di appartenenza alla comunità, rafforzare la fiducia nelle Istituzioni e nei processi democratici, accompagnarli nell’acquisizione di competenze amministrative, sostenere l’assunzione di responsabilità per cedere loro il testimone. Guardandomi indietro posso dire di avere avuto ottime guide nel mio percorso, sono loro molto grata e riconoscente, spero di essere capace di trasmettere almeno un briciolo della passione e della determinazione che è stata trasmessa a me.
Se potesse parlare con una donna che votò per la prima volta nel 1946, cosa le direbbe?
Le direi semplicemente GRAZIE.
Quali sono le priorità principali per il suo comune oggi, e quanto incidono su queste le politiche di inclusione e pari opportunità?
Sono le stesse di tutti i Comuni della montagna friulana e italiana e sono strettamente interconnesse con le criticità derivanti dal progressivo spopolamento, dall’invecchiamento della popolazione, dalle conseguenze che questi due fattori hanno sulla gestione del territorio, sul patrimonio immobiliare, sull’erogazione dei servizi essenziali e sul tessuto economico, dal progressivo allontanamento e ridimensionamento dei presidi dello Stato e dei servizi essenziali. Analisi recenti palesano che dove le donne se ne vanno la montagna muore, per farle restare e garantire servizi di prossimità inclusivi e di buona qualità è necessaria una sinergia forte fra istituzioni: Comuni, Regione, Stato. E’ necessario che venga concretamente riconosciuta quella specificità della montagna sancita dall’articolo 44 della Nostra Costituzione attraverso la fiscalità differenziata, il sostegno alla residenzialità, il superamento del digital divide e forme di lavoro innovativo. Ma per raggiungere questo obiettivo è imprescindibile un’azione corale: nessuno si salva da solo.
Un’ultima domanda:
Cosa significa oggi, concretamente, democrazia nel vostro comune?
Parafrasando le parole di Giorgio Gaber democrazia è partecipazione attiva, impegno, desiderio di contribuire in prima persona a costruire il futuro della comunità e del territorio.
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