6. Social network e giovani: impatti psicologici e costruzione dell’identità

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita esponenziale dei social media, favorita da molti fattori, tra cui uno dei principali è il ruolo delle grandi aziende mediatiche nel creare, all’interno delle applicazioni, ambienti sempre più immersivi e coinvolgenti.
Queste piattaforme, nate con l’unico scopo di diffondere informazioni e mettere in comunicazione il mondo, si sono evolute quando hanno capito il potenziale economico delle loro creazioni, cercando sempre più di mantenere l’utente incollato allo schermo. Creano ambienti sempre più immersivi, cercando di non far passare l’utente come semplice spettatore, ma come protagonista.
Le società del settore studiano ogni nostro comportamento all’interno delle loro piattaforme, come il tempo di visualizzazione, i like, i commenti e altro. Elaborando questi dati riescono a comprendere sempre meglio i nostri interessi, mostrandoci un mondo ideale creato su misura per noi, dove tutto sembra rilevante.

Uno dei metodi da loro usati per mantenerci all’interno delle piattaforme è ridurre al minimo lo sforzo che dobbiamo fare per intrattenerci, come ad esempio la ricerca dei contenuti. Quante volte ci è capitato di stare parecchio tempo a cercare, ad esempio, un film da guardare? Con app come Instagram, TikTok e altre, questo sforzo è ridotto a zero, perché ti immergi in uno scroll infinito, dove non sei tu a scegliere cosa guardare, ma loro.
L’utente così deve solo scorrere se il contenuto non gli interessa. Vengono mostrati video generalmente corti, per renderli accessibili in ogni momento della giornata, e in base ai nostri scroll vengono calcolati i nostri interessi, per renderci sempre più coinvolti e interessati a ciò che stiamo guardando.
Like, commenti e visualizzazioni creano un sistema di ricompensa immediato che spinge sempre di più l’utente a diventare lui stesso il protagonista.

Le notifiche, invece, sono stimoli esterni che riportano l’attenzione alla piattaforma, immergendo nuovamente l’utente.
Oltre a queste tecniche per mantenere la nostra attenzione, ce ne sono molte altre che qui non ho citato perché molto più complesse, come l’interfaccia grafica, i colori e altro. Tutto all’interno dei social è studiato nei minimi dettagli, così facendo riescono a creare esperienze sempre più personali e difficili da abbandonare.
Inoltre, anche la società fa la sua parte: infatti ormai in Italia, e soprattutto nei paesi più sviluppati, avere un proprio profilo social è diventato scontato. Veniamo etichettati come strani o diversi se non ne abbiamo uno, quasi come se non esistessimo.

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Bibliografia
– Giovani e social network, Emozioni, costruzione dell’identità, media digitali, Carocci Editore, Roma, 2021.
– Psicologia dei media digitali, il Mulino, Bologna, 2023.
– Giuseppe Riva, Me, Us, Them. Relationships in the Age of Social Media and AI, il Mulino, Bologna, 2025.
– Affetti nella rete. Il benessere degli adolescenti tra rischi e opportunità social, in Psicologia della Salute, FrancoAngeli, 2019.
– iGen, traduzione italiana disponibile, FrancoAngeli, Milano.

Sitografia
– Ministero della Salute⁠
Sezione dedicata a salute mentale, benessere psicologico e uso consapevole delle tecnologie.

– Telefono Azzurro⁠
Contiene approfondimenti su cyberbullismo, dipendenza da social e tutela dei minori online.

– Generazioni Connesse⁠
Progetto italiano coordinato dal Ministero dell’Istruzione sulla sicurezza in rete e l’educazione digitale.

– ISTAT⁠
Dati statistici italiani sull’uso di internet e social network tra i giovani.

– Treccani – Social network⁠
Voce enciclopedica utile per definizioni e contesto teorico.

– State of Mind – Psicologia⁠
Rivista online italiana di psicologia con articoli scientifici divulgativi su adolescenti, autostima, dipendenza digitale e social media.

– FrancoAngeli Riviste⁠
Archivio di articoli accademici italiani di psicologia e sociologia digitale.