Carnia, un territorio che si sta spopolando

La montagna friulana tra inverno demografico, fuga dei giovani e riduzione dei servizi

Il fenomeno del “fondo valle” accelera lo spopolamento della Carnia: scuole che si fondono, servizi essenziali in crisi, comunità che invecchiano. Le possibili soluzioni ci sono, ma servono investimenti mirati, incentivi per i professionisti e politiche che rendano di nuovo vivibili le aree di montagna.

È vero, tutta Italia è da tempo nel cosiddetto “inverno demografico”: siamo ai minimi storici per quanto riguarda le nascite — secondo l’ISTAT nel 2025 si toccherà un nuovo record negativo — e il paese invecchia sempre di più, merito sì del miglioramento delle condizioni delle persone anziane, ma anche della fuga dei giovani: tra il 1992 e il 2025 quasi 4 milioni e mezzo di italiani tra i 15 e 29 anni hanno abbandonato il bel paese.
Lasciatemi, però, spostare il focus sulla mia terra: la Carnia. Ovviamente anche la Carnia segue il trend demografico italiano, ma c’è un altro fattore da prendere in considerazione in questo caso, quello che definirei lo “scivolamento a fondo valle” della popolazione: molti carnici si stanno sempre più spostando verso la bassa friulana o nel migliore dei casi verso la bassa Carnia.
Le cause di questo spopolamento sono molteplici. In primo luogo il territorio — soprattutto quello dell’alta Carnia — può risultare scomodo e isolato. La diretta conseguenza di ciò è che figure come, ad esempio, professori, medici di base, — vedi l’esempio della Val Resia che solo da poco ha risolto il problema — allenatori, educatori ecc… siano restii ad accettare incarichi in queste zone in quanto poco appetibili. Ciò rischia di provocare l’assenza di servizi essenziali per la popolazione, provocando un grave “circolo vizioso”.
Calo demografico e un territorio distante da quelli che sono i centri abitati più grandi, rendono meno attraente la Carnia per le figure professionali citate precedentemente, appunto, e ciò rischia di provocare, sul lungo termine, la mancata assicurazione di servizi come educazione, trasporto pubblico, assistenza sanitaria, attività sportive e ricreative ecc…, rendendo il territorio meno appetibile per chi ci abita e per chi, come le nuove generazioni, deve decidere dove costruire il proprio futuro.
Gli effetti di questo “circolo vizioso” sono già ben visibili.
Le piccole scuole primarie e dell’infanzia per ovviare al problema della mancanza di bambini sono costrette a unirsi: è di qualche anno fa la “fusione” tra la scuola di Timau-Cleulis con quella della Paluzza.
Anche lo sport ne risente molto: prendo come esempio i settori giovanili del campionato carnico, sempre di meno e con sempre meno giocatori. Anche in questo caso ci si prova a salvare con qualche “fusione” tra squadre, ma ormai sembra esserci veramente poco da fare: a parte le eccezioni di Sutrio e Cavazzo — due squadre che hanno mantenuto numeri tutto sommato discreti per quanto riguarda i rispettivi settori giovanili — sembra esserci poco da fare, il mondo giovanile del carnico ha le ore contate.

La domanda, ora, sorge spontanea: si può invertire la rotta dello “scivolamento a fondo valle”? 

Difficile rispondere a questa domanda, ma si possono dare alcune soluzioni in merito:
• rendere più appetibili le occupazioni per le figure professionali indispensabili come i medici garantendo, ad esempio, l’alloggio;
• investire sulle strutture e sulle figure professionali riguardanti il mondo dello sport, delle attività artistiche e delle attività ricreative;
• invertire il trend demografico aiutando economicamente le famiglie in difficoltà;
• favorire l’immigrazione all’interno del territorio;
• trasporto pubblico a chiamata (già sperimentato in alcune vallate del resto d’Italia) per ovviare al problema di eventuali tratte o fasce orarie scoperte;
• incentivare l’acquisto di case inabitate sul territorio.

Il fenomeno è molto complesso e invertire il trend sulla carta può sembrare fattibile, ma la realtà dei fatti è ben diversa. A mio modo di vedere, però, sarebbe un vero peccato lasciar morire un territorio così bello e importante come la Carnia.

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