Dallo Zoncolan all’Olimpo
di Alex Soravito
a cura della Redazione

Abbiamo intervistato Suan Selenati che è un importante deltaplanista carnico, campione europeo e mondiale a squadre di volo libero con il Team italiano e protagonista di diverse imprese sportive.
La più incredibile a nostro parere è stata la “Zoncolan-Olimpo” del 2013, volando in deltaplano dal Monte Zoncolan, in Carnia, fino al Monte Olimpo, in Grecia, attraversando otto nazioni.
E proprio di questa fantastica avventura abbiamo voluto parlare con lui.
Lo ringraziamo per la sua disponibilità a ripercorrere con noi la sua impresa.
Suan la prima domanda è: quando e come ti è venuta l’idea di compiere un volo così incredibile?
Mi è venuta esattamente nel 2012, l’anno prima. Quando siamo andati a fare i campionati europei in Turchia e io ero stato incaricato, mi ero preso la briga, di fare il trasporto dei deltaplani per i miei compagni di squadra e per me.
Sono sceso in macchina con un amico abbiamo portato giù tutti i deltaplani, il mio più quelli degli altri e abbiamo attraversato più o meno fino a Salonicco, quindi sotto all’Olimpo, e abbiamo fatto una strada simile a quella che poi ho immaginato di fare in volo, andando in quei posti e guardando il cielo mi è venuta voglia di provare a fare una traversata lunga.
Quante persone hanno partecipato in vario modo a questa fantastica avventura?
Allora, in volo c’eravamo io e Manuel Vezzi, mio compare, con due deltaplani, ognuno con il suo.
Siamo partiti assieme a Giulio di Apone Dream, Giulio Venier di Gemona, che ha documentato tutto il viaggio, quindi fino alla fine. Inoltre, nella prima parte di viaggio, ci ha accompagnato come supporto, perché avevamo un mezzo di supporto che ci seguiva, Giovanni Roupil, che è un nostro amico, e che al tempo voleva anche lui. Poi, invece, la seconda parte l’abbiamo fatta assieme a Eno, che era un ragazzo bosniaco, che ci ha fatto da interprete e logistica. Per una piccola parte del viaggio ci aveva accompagnato anche mia madre che ci ha dato un po’ di supporto al tempo.
C’è stato un momento esatto in cui hai capito: “sì ce la farò davvero ad arrivare fino al Monte Olimpo”?
Come ho detto nel video, che forse avete visto, onestamente non ho avuto mai grosse paure di non farcela. La questione era più legata alle tempistiche, a possibili inconvenienti, ma visto che non avevamo scadenze, non era una gara, non dovevamo correre, la mia idea era quella di arrivarci in ogni caso, quindi non ho avuto grossi dubbi di arrivarci prima o poi.

In volo così lungo e impegnativo, qual è stata la corrente ascensionale o la condizione meteorologica più sorprendente che hai incontrato?
Allora, la più sorprendente o più forte purtroppo lo è stata in negativo, nel senso che dopo tre giorni che eravamo fermi con la Bora forte in Croazia, il terzo o il quarto giorno sembrava che fosse finita e a una certa ora siamo riusciti a decollare, ma quando ci siamo trovati in volo in un certo punto abbiamo trovato le raffiche di vento discendente che ci hanno schiacciato verso il mare, verso la costa e lì è stato abbastanza impressionante.
Altre volte invece abbiamo trovato buone condizioni ascendenti per fare belle quote, mi ricordo un 2006-2007 forse.
Quanto è durato il viaggio e il percorso?
Allora in tutto ci abbiamo messo 43 giorni. Che era esattamente quello che avevamo preventivato, avevamo pensato tra i 40 e i 45.
Nonostante tutti gli imprevisti più o meno eravamo riusciti a fare una previsione abbastanza attendibile.
Abbiamo volato 23 volte, 23 giorni e invece altri 20 siamo andati avanti a piedi perché non si poteva volare o non avevamo un decollo a portata di mano.
Hai avuto un punto del viaggio in cui la visione, il paesaggio, ti ha emozionato profondamente?
Più di una. Intanto abbiamo percorso spesso posti nuovi dove non aveva mai volato nessuno e quindi non esisteva neanche un’esperienza, uno storico di volo in quei posti. E poi abbiamo esplorato paesaggi veramente indimenticabili. Uno che mi viene in mente è in Montenegro, quando abbiamo volato proprio sulla costa. Abbiamo fatto diversi chilometri proprio sull’acqua del mare. Ma la stessa Bosnia, seppur con i suoi pericoli, ha presentato paesaggi bellissimi, specialmente dopo la prima metà. Abbiamo sorvolato tra la Bosnia e il Montenegro e anche tra l’Albania e la Macedonia. C’erano dei paesaggi simili che sembravano quasi lunari, molto abbandonati, in quota, senza case, senza strade, senza niente. Ci sono stati molti posti emozionanti e non per ultimo l’Olimpo.
Come hai gestito le decisioni e critiche durante il volo? Ad esempio quando cambiare rotta o quando scendere di quota?
Diciamo che scendere di quota non è mai nei programmi, nel senso che si fa di tutto per stare più in alto possibile in modo da riuscire a andare più lontano possibile. Invece le rotte sono state improvvisate spesso, fino alla metà il viaggio l’avevamo studiato abbastanza nei dettagli, ma poi quando ci siamo scontrati con la persistenza della Bora abbiamo dovuto virare verso il mare e lì invece abbiamo improvvisato. In quegli anni, anche se esistevano già telefoni, internet e tutto il resto, noi eravamo abbastanza sprovvisti, quindi anche visualizzare le carte, le mappe su internet, riuscivamo a farlo qualche volta. Quindi abbiamo volato abbastanza a occhio.

Qual è stato l’incontro più inaspettato che hai avuto in aria con uccelli, velivoli o fenomeni atmosferici?
Ah, fammi pensare… Velivoli… no.
Ah, in realtà sì. A un certo punto in Montenegro, mi pare, eravamo vicino all’aeroporto e normalmente volare vicino all’aeroporto è vietato ma insomma in quel viaggio le regole si lasciavano un po’ scrivere, e quindi a un certo punto avevamo pensato, visto che eravamo bloccati in un punto dove si poteva passare solo vicino all’aeroporto, io ho pensato di provarci, per fortuna Manuel mi ha fatto desistere perché avevamo fatto più o meno un calcolo che gli aerei passavano ogni 35-40 minuti. e avevo pensato di provare a passare nell’intervallo. In realtà, appena ho provato ad avvicinarmi all’aeroporto, me ne è passato uno fuori tempo molto molto più vicino di quello che si potrebbe e si dovrebbe. Penso sia l’unico velivolo che ho incontrato in viaggio.
Per il resto non abbiamo visto quasi mai né altri parapendii, deltaplani, alianti, quasi niente. Solo in un paio di punti abbiamo incrociato qualche posto ufficiale dove si volava.
Invece riguardo agli uccelli, quando voliamo qua in Carnia, succede molto spesso di incontrare sia i grifoni che le aquile e di volarci assieme. Invece lì c’è successo solo in un posto, tra l’altro anche quello molto bello, sul lago di Ocrida, che è al confine tra Macedonia e Albania. E abbiamo volato a lungo con un’aquila, che ci ha seguito proprio fino al confine con l’Albania.
C’è stato qualche momento di paura o incertezza?
Molti. Per le condizioni, a parte quello che ho raccontato prima, molto spesso si andava avanti a tentoni e quindi è capitato anche di infilarsi in valli chiuse senza sapere se c’era l’atteraggio o no. In poche parole, dover salire per forza, dover per forza trovare delle condizioni per portarsi in quota.
Come hai fatto a superare questa paura per continuare la attraversata?
Beh, diciamo che nelle situazioni difficili non è che devi superare la paura, devi superare il casino in cui ti sei ficcato, quindi la paura la devi mettere da parte.
Però diciamo che l’esperienza di aver volato in tanti posti in giro per il mondo, anche quando facevo parte della nazionale italiana, mi ha aiutato sia a improvvisare, sia a saper leggere un po’ i posti, le correnti, la morfologia, leggere le nubi. Quella è una cosa che ogni volatore deve saper fare, ma io sono stato avvantaggiato dal fatto di aver volato in posti molto diversi, quindi specialmente al tempo, avevo la mente abbastanza allenata. A riorganizzare il programma, ecco. E quella è una cosa molto importante, perché spesso in volo devi prendere decisioni in pochi minuti, in pochi secondi, e devi essere molto lucido.
Arrivare proprio sul Monte Olimpo ha un significato simbolico molto forte, è stato un semplice traguardo geografico, anche un obiettivo epico, personale?
Voleva essere un punto di richiamo anche sul fatto di proporre questo sport come disciplina olimpica e anche per questo era stato scelto l’Olimpo. Ma in realtà era un po’ la destinazione naturale di quella traiettoria, nel senso che volevamo arrivare in Grecia, e l’Olimpo è il primo posto che dà sull’Egeo, la prima montagna alta, la più alta e quindi a parte la simbologia anche a livello di di viaggio era la sua conclusione naturale.

Se potessi descrivere l’intero volo con una sola sensazione, una sola parola, quale potrebbe essere?
Difficile. Se dicessi libertà sarebbe troppo scontato.
Quella è una cosa che trovi a prescindere da dove stai andando quando sei in volo. Non lo so, come riassunto potrebbe essere l’intraprendenza di due ragazzi, eravamo un po’ più ragazzi rispetto a ora, perché sono passati 12 anni, e alla fine siamo riusciti a fare una bella esperienza con pochi mezzi, perché siamo partiti con un piccolo budget, con poca logistica, con pochissima tecnologia e quindi anche se l’impresa in sé può essere superata tranquillamente, però per come l’abbiamo fatta noi abbiamo dovuto essere abbastanza intraprendenti.
Ultima domanda più divertente. Dopo la tua visita alla Dimora degli dei Olimpici ti sei sentito come un eroe della Grecia antica?
No, no, non tanto dai, non tanto.
Certo che dopo averti sfiorato la cima, perché come da mitologia la cima era dentro le nubi, come scrivono i libri. E quindi ci siamo avvicinati alla cima, ma non l’abbiamo sorvolata.
Poi però, sapendo che a quel punto la missione era compiuta, l’abbiamo fatto io almeno, perché Manuel era atterrato poco prima di me. Ho effettuato una lunga planata, proprio nel silenzio della sera.
Ormai era fatta, devo solo godermi gli ultimi 20 minuti in discesa. Allora ho oltrepassato la spiaggia e sono entrato un po’ sul mare. Lì sì, mi sono sentito un po’ a metà tra terra e cielo.
