Veronica Urban: la musica alla ricerca di radici e identità

Dalle prime esperienze nei gruppi locali, fino alla scoperta del tin whistle, Veronica Urban racconta il suo percorso musicale e l’impegno nel riportare alla luce la tradizione friulana con sensibilità contemporanea.

Buongiorno Veronica, siamo davvero felici di averti qui con noi e di poterti fare qualche domanda sulla tua attività nel campo musicale.
Siamo curiosi di conoscere meglio il tuo percorso, le tue ispirazioni e i progetti che stai portando avanti.

Per iniziare ci puoi raccontare un po’ la tua storia come musicista? 
Allora, a me la musica è sempre piaciuta fin da quando ero piccola, mi è sempre piaciuto cantare, ho anche preso delle lezioni di pianoforte dalle elementari fino alla fine della scuola media. 
Dopo di che c’è stata una fase in cui ho cominciato a cantare in un gruppo, gli Onirica, ero in prima superiore, ero piccolina, però sono entrata un po’ nel giro della musica, dei gruppi che all’epoca erano veramente numerosi a Tolmezzo.
Dopo quella parentesi, ho iniziato a cantare in un coro, “Sot la Nape” di Villa Santina e successivamente ho scoperto uno strumento, che poi mi è piaciuto moltissimo, che è il tin whistle, un flauto tipico della musica irlandese.
Ho cominciato a imparare a suonarlo, e da lì poi sono iniziate tutta una serie di altre esperienze con altre persone, con cui ancora suono. 

E cosa puoi dirci dei Trivàl, il Trio di cui fai parte attualmente?
I Trivàl appunto sono un trio composto da me, da Alvise Nodale  e Luca Boschetti.
Noi suoniamo insieme già da parecchio tempo, da circa una decina d’anni, anche suonando in progetti diversi, da qualche anno invece abbiamo deciso di concretizzare un progetto di rivisitazione della musica tradizionale friulana, in chiave un po’ più personale, quindi con influenze magari della musica celtica, della musica irlandese, della musica folk, quindi portiamo avanti questo progetto che ci dà modo di rimanere legati alle nostre radici, ma anche di esprimere qualcosa di originale. 

Recuperare vecchi motivi popolari in una lingua minoritaria come il carnico è una scelta artistica o anche politica?
Beh, certamente, nel senso che prima di tutto è una musica a cui siamo legati a livello affettivo, ma anche a livello culturale. E si corre il rischio che possa andare persa e quindi ci teniamo a continuare a proporre la musica friulana. 

C’è stato un momento preciso in cui hai sentito che quelle canzoni in qualche modo “ti appartenevano”?
Beh sì, alcune più, alcune meno.
Nel senso che alcuni brani li conosco  da quando ero piccola e chiaramente mi appartengono.
Altri invece li ho scoperti strada facendo, in diverse sessioni di musica popolare e me le hanno fatte  conoscere un po’ Alvise e Luca, poi altri li abbiamo scoperti tramite amici, conoscenti. 

Nel vostro lavoro quanto c’è di ricerca delle radici e quanto di reinterpretazione personale?
Direi 50-50.
Nel senso che c’è molta personalità in quello che facciamo, però non stravolgiamo i pezzi. 
Cerchiamo di mantenerli così come sono, anche a livello di cantato, a livello di strumenti, però chiaramente ci mettiamo un po’ del nostro. 

Hai mai avuto paura che il pubblico giovane potesse percepire questi brani come “lontani” o poco attuali?
Beh sicuramente è così, nel senso che molti della nostra età ci conoscono e ci seguono, però effettivamente, e questo vale in generale per tutta la musica di un certo tipo, il pubblico non è un pubblico giovane.

Qual è la reazione delle persone che parlano in carnico quando vi ascoltano?
Alcune persone che ci hanno ascoltato hanno avuto anche dei momenti in cui è emersa un po’ di commozione perché hanno potuto riascoltare dei brani che risalgono a quando loro erano piccoli, magari non sentivano da tanto tempo, potevano essere persone nate in Friuli, che poi si sono trasferite e quindi per loro è stato un po’ un ritorno, un viaggio.

C’è un brano tradizionale che vi ha sorpreso per la sua modernità o per la forza del testo?
Dovrei un attimo rifletterci meglio, però in generale ci sono effettivamente dei brani, anche poco conosciuti, che hanno delle melodie un po’ più particolari o che comunque ci hanno stupito perché magari hanno anche un testo non banale. 

Se dovessi spiegare a un diciottenne perché queste canzoni sono ancora importanti oggi, cosa gli diresti?
É una domanda difficile. Però allo stesso tempo interessante come domanda. 
Se avessi una facile risposta penso che avremmo risolto tante cose. Effettivamente non saprei come comunicare questo.
Quello che noi facciamo non lo facciamo a parole ma a livello musicale. Nel senso che noi prendiamo questi brani reinterpretandoli a modo nostro. Cerchiamo comunque di offrire qualcosa di piacevole da ascoltare, anche di coinvolgente in un certo senso. 
E poi è anche vero che nonostante si tratti di villotte, testi popolari, quindi molto semplici, alcuni su argomenti che magari noi oggi non conosciamo più bene, in realtà, per altri versi, trattano temi  ancora universali. 

Ultima domanda un po’ curiosa: facendo ascoltare una delle vostre canzoni a te stessa tra vent’anni, cosa vorresti che ti ricordasse?
Vorrei che mi ricordasse quanto mi sono divertita a suonarla!

Breve scheda sul gruppo Trivàl

I Trivàl sono un trio folk carnico che rilegge la musica tradizionale friulana con contaminazioni celtiche, irlandesi e nord-europee. 

La formazione è composta da:
Veronica Urban – voce, tin & low whistle, percussioni, harmonium indiano. 
Alvise Nodale – voce, chitarra acustica, bouzouki, percussioni. 
Luca Boschetti – voce, basso elettrico, mandolino.

Il trio porta la sua musica in diversi contesti pubblici: ha suonato al festival “Folkest” , ha partecipato alla rassegna diffusa “Note nei roccoli” e nelle corti nel Gemonese, si è esibito alla serata tradizionale“ Radîs – Vôs e suns di tiera” a Verzegnis e, nel gennaio 2026, ha presentato il concerto “Lusive la lune” nell’ambito della rassegna “Unvier” a Udine.
Il loro repertorio combina brani radicati nella cultura friulana con arrangiamenti acustici e influenze contemporanee. 

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