Campionato Carnico

Identità — Territorio — Passione 

Domenico Stoia, voce del Campionato Carnico, descrive un calcio unico, fatto di passione, legame con il territorio e spirito di comunità. Giocato in estate e radicato nei paesi della Carnia, il torneo vive grazie all’impegno di giocatori e tifosi che affrontano sacrifici per amore della propria squadra.
Accanto ai valori autentici, emergono alcune sfide: il calo dell’interesse dei giovani, lo spopolamento e le divisioni tra realtà locali. In questo contesto, comunicazione e social diventano fondamentali per dare visibilità al movimento.
Per Stoia, raccontare il Carnico significa trasmettere emozioni vere: non a caso, sceglierebbe sempre un derby sotto la pioggia in Carnia rispetto a una finale di Champions League.
Intervista a Domenico Stoia

Quando hai iniziato a seguire il campionato Carnico?
Da quanto tempo racconti queste realtà?

Seguo il Carnico praticamente da bambino. Da appassionato di calcio ovviamente guardavo già quelli più grandi giocare, andavo a vedere le partite.
Poi seguivo sempre i giornalisti, quelli che una volta ci raccontavano le partite. Vedere la loro passione, la loro emozione nel raccontare il calcio ha fatto appassionare anche me. Una volta smesso di giocare a calcio avevo fatto un periodo alla radio nel 2013-2014 come radiocronista, invece adesso da due annetti, dal 2023, ho cominciato a fare telecronache anche per la televisione.

Il campionato Carnico, parliamone, che cosa lo rende unico? E cosa lo distingue dagli altri campionati dilettantistici? 
Il campionato Carnico, per chi lo vive come noi, è un campionato originale intanto perché è l’unico che si gioca nel periodo estivo. In Italia ci siamo solo noi, possiamo vantarci di questo, quando tutti i campionati italiani e quelli regionali sono fermi giochiamo praticamente solo noi. 
Un altro fattore che lo rende unico è che siamo quasi una famiglia.
Dicono in molti che è una famiglia il campionato Carnico. Ci si ritrova sia durante le partite, sia nel post partita e credetemi che nei campi, nei chioschi, amicizie come quelle nate nel carnico, purtroppo non ne nascono. 

Quanto conta il legame con il territorio, con i paesi? Che atmosfera si respira? 
Quello conta tanto. Il legame è fortissimo, forse adesso un po’ di meno, ma quando il campionato Carnico muoveva i primi passi ogni paese aveva una squadra di calcio e questo era il legame forte fra comunità e sport che praticamente erano uniti. 
Una volta c’era più unione fra paese e squadra di calcio, adesso un po’ meno anche se stiamo tornando piano piano verso quel livello, dove tante squadre stanno richiamando i ragazzi del paese a giocare proprio con la maglia del proprio paese.

Quanto incide questo legame con il territorio, l’ambiente che c’è, quindi il meteo, i campi, le distanze nel Carnico?
Io vedo che tanti ragazzi quando li intervistiamo dicono proprio che magari si deve fare qualche sacrificio, soprattutto per chi lavora su turni, si deve richiedere un cambio turno, si gioca magari di mercoledì sera e quindi in infrasettimanale, tutti i calciatori che lavorano devono chiedere un permesso, devono richiedere ferie, però ci dicono che è la passione che ti spinge a fare tutto questo e non dire mai di no per la propria squadra o per il proprio paese. Poi quando piove e quindi il meteo è un po’ avverso, è anche forse più bello sia per chi gioca le partite sia per chi le racconta. Quindi ho visto gente che si muove facendo chilometri senza farsi problemi.
Viaggiamo dal Tarvisiano, adesso siamo praticamente in Cadore con San Pietro, a Sappada, andiamo a Timau, Forni Avoltri, Forni di Sopra, però la gente lo fa unicamente per passione.

Gli sforzi sono ripagati?
Sì, gli sforzi vengono ripagati perché magari non ti viene niente in tasca, però conta di più lo stare sempre insieme anche se è un mercoledì sera o un giovedì sera. 

Hai una storia simbolica di un giocatore o una squadra?
Allora, guarda, di storie interessanti in questi anni, ne potrei raccontare tantissime, perché, ed è un vanto questo, stiamo facendo scuola, negli ultimi anni ci sono tanti, ma tanti calciatori, che dai campionati regionali restano affascinati dai racconti del campionato Carnico e vengono su a giocare nel nostro campionato.
In quasi ogni squadra ormai ci sono tantissimi giocatori che vengono a provare l’ebbrezza proprio del campionato Carnico e vedono che è un campionato a sé e ne rimangono entusiasti, vogliono tornare gli anni seguenti, magari portando qualche amico, c’è tanto passaparola, tanti dalla bassa friulana vengono proprio a seguire il Carnico perché è qualcosa di unico, speciale, e non solo ai chioschi, ma all’accoglienza pre-partita, durante la partita, è proprio un campionato vivo e quindi questo per noi della Carnia è un vanto perché vuol dire che la gente comunque ci conosce, parla di noi. 
Quindi io farei queste interviste a tutti i ragazzi che vengono a provare il campionato Carnico, magari facendosi anche 100 km per una partita o durante la settimana per gli allenamenti, e lo fanno esclusivamente anche loro per la passione che le proprie squadre, i propri compagni di squadra gli fanno sentire. 

Parlando invece del tuo lavoro, quanto è importante raccontare questa realtà oggi secondo te? 
Pensa che il motto del nostro sito dove racconto le partite scrivo è “noi trasmettiamo passione” e questo la dice lunga perché infatti devi comunicare passione, perché se una persona si mette a vedere una partita del Carnico e sente uno che parla con una voce monotona e piatta dopo cinque minuti cambia canale, quindi tu devi appassionare la persona che da casa guarda la partita, lo devi invogliare a restare con noi, fargli vedere una partita, fargli conoscere il clima che c’è durante la gara e quindi devi per forza trasmettere passione anche perché così poi ti seguono anche le domeniche seguenti e crei comunque un meccanismo che crea un circolo positivo perché la domenica dopo avrai ancora più persone, che magari sono impossibilitate a venire a vedere la partita dal vivo, però anche da casa è come se fossero lì in campo mentre tu la racconti. 

Secondo te che differenza c’è tra raccontare il calcio locale e quello professionistico? 
C’è tanta differenza, e lo vedi già dal modo in cui si gioca una partita, però nonostante ci sia differenza io mi tengo stretto i nostri campionati regionali dilettantistici e il nostro carnico. Durante le partite ti dà tante emozioni e c’è un’autenticità che nel mondo professionistico ormai non trovi più e quindi, per fortuna dico io, c’è il carnico con la sua voglia solo di divertimento, passione pura, che lascia ancora quei valori che si dovrebbero trovare nel calcio.

Quale ritieni la sfida più grande nel tuo lavoro? 
La sfida più grande è sempre quella di riuscire a trasmettere sempre la passione a chi guarda la partita, perché come ti dicevo prima, se fai una telecronaca senza emozioni nessuno più ti guarda e nessuno ti segue più, quindi la sfida più grande è di prepararsi per bene, di conoscere bene quello che vai a fare, quello che andrai a commentare, perché non ti puoi mettere di raccontare qualcosa di una squadra o di qualche giocatore che poi magari non è corretto, perché poi ti dicono: “guarda quello racconta quella dell’orso” come si dice qua, e quindi devi prepararti bene, anche col discorso introduttivo, se fai una bella introduzione già cominci a colpire lo spettatore; anche se è un campionato minore devi essere comunque un po’ professionale. 

E anche riguardo a questo, i giovani seguono molto il campionato? 
Su questo ti risponderei un bel “ni” perché si sta perdendo purtroppo questo seguito da parte dei giovani. Quando ero ragazzino io eravamo sempre lì ogni domenica a vedere le partite, si portava il pallone da casa magari durante la partita ti mettevi al campetto a giocare tu stesso, adesso invece con la tecnologia che avanza sempre di più un ragazzino invece di giocare a pallone lo trovi sul muretto fuori casa a giocare col cellulare e anche durante le partite vengono magari solo per stare con l’amichetto col cellulare e magari non guardano nemmeno più la partita. 
Per fortuna d’altra parte c’è ancora qualche ragazzo invece interessato e da lì può partire tutta una catena, perché dall’interessamento di uno poi si passa a un altro ragazzo e poi ancora di più, quindi ricrei comunque un po’ di movimento; è vero comunque che i giovani ci seguono in qualche modo, siamo fiduciosi. 

I social stanno cambiando il modo di vivere le partite? 
Ti posso portare il mio esempio che scrivendo gli articoli e poi postandoli sui social posso avere più visibilità. Adesso nella comunicazione si punta molto sulla visibilità e questo aiuta tanto sia la radio che la televisione, più racconti di questo argomento e più riesci ad espandere tutto il movimento, quindi i social ti danno una grande mano a tenere in piedi tutto quanto. 

Come si potrebbe a tuo parere rendere questo campionato ancora più visibile oltre ai social? 
Questa è una bella domanda perché i social fanno già un grande lavoro ed è tutto tramite un passaparola se si riesce a creare ancora più movimento, hai la televisione e la radio, come dicevo prima, ora anche con i social puoi creare magari più canali, più interesse, ovviamente il prodotto deve essere valido, perché se fai un po’ così tanto per fare non vai da nessuna parte, quindi se il prodotto è interessante con i social puoi allargarti molto. 

Invece la partita più memorabile che hai raccontato? 
Ce ne sono tante,ognuna comunque ti trasmette una esperienza propria e ti lascia delle emozioni uniche perché vedi chi gioca e magari vince ed è come se tu festeggiassi con loro. Diciamo che le finali di Coppa sono le partite più emozionanti che puoi fare e ne ho fatte parecchie, sia della Coppa di categoria che quella della Coppa Carnia e quindi io mi gioco come bonus la Coppa Carnia scorsa che si è giocata a Rigolato, era il 16 agosto fra Cavazzo e Cedarchis, una bellissima giornata di sole, 30 gradi, e in un quarto d’ora il tempo è cambiato, è venuto un diluvio assurdo, noi che eravamo in alto allo stadio avevamo la pioggia che ci cadeva di traverso, ci bagnava tutti, però anche in campo lo spettacolo è stato unico perché con il diluvio universale e le squadre che giocavano e tu che  commentavi con la pioggia che ti cadeva addosso ma proseguivi lo stesso, io penso che una partita così non se la dimentichi nessuno. 

Nel nostro territorio il campionato carnico si gioca in molti luoghi diversi, quindi c’è un campo che a tuo parere è più difficile oppure uno suggestivo? 
Giocando in casa direi il mio campo di Villa Santina perché è uno dei più grandi, una struttura importante sia come campo che come chiosco, è molto ampio anche per i parcheggi e quindi avendo giocato nel Villa fin da bambino faccio un po’ il partigiano e quindi ti rispondo Villa. Poi ci sono comunque altri campi che si stanno sviluppando molto bene, lo stesso campo di Rigolato che l’anno scorso ha ospitato la finale di Coppa Carnia è ormai una struttura a livello regionale perché ci vengono anche tante società della regione con le proprie squadre giovanili a fare la preparazione, è un campo proprio grande, una bella struttura che hanno migliorato tantissimo, così come tutti i campi più a nord che possono ospitare queste squadre, anche lo stesso campo di Forni di Sotto Tre Fontane o a Tarvisio hanno grandi belle strutture, poi non dimentichiamo anche quello di Cavazzo che sta diventando di livello regionale. Però credimi in tutta la Carnia abbiamo strutture che fanno invidia ai campi regionali, questo lo posso dire perché lo vedo praticamente ogni weekend. 

Abbiamo parlato della differenza che c’è tra il calcio locale e quello professionistico, secondo te c’è qualcosa che può essere insegnato dal locale a quello dei professionisti? 
Noi potremmo insegnare tanta passione, tanto divertimento che trovi quassù e che nei campi professionistici non trovi perché lì ovviamente il livello è più alto, dovremmo però tornare un passetto indietro e ridare quei valori che sono perduti, che si tenta di insegnare ancora ai ragazzini che si approcciano al calcio per la prima volta, e quei valori come solo divertimento e passione ce li abbiamo noi, possiamo insegnarlo a quelli più in alto perché come lo si vive da noi non si vive da altre parti, quindi se loro magari facessero un passo indietro arrivando a come viviamo noi il calcio qua in Carnia si potrebbe migliorare. 

Cosa ti auguri per il futuro di questo campionato? 
Qui ci si augura sempre il meglio perché se da un lato si spera che si ingrandisca sempre più, dall’altra, come ho visto che avete scritto anche nei vostri articoli su questo giornale, c’è da fare i conti con lo spopolamento dell’area montana purtroppo e quindi le realtà piccole, le squadre più piccole fanno sempre fatica a trovare giocatori, ragazzi che vogliono giocare per loro perché sono paesetti piccoli, non offrono magari quella qualità che le squadre più grandi di prima categoria possono offrire. Però se appunto riusciamo a lavorare tutti nella stessa direzione, e qua si potrebbe aprire poi un ampio discorso, purtroppo siamo nel 2026 e vedo ancora fra i paesi, tanto campanilismo e questo non va bene, è una delle cose su cui anche io nei miei articoli mi batto un po’ perché non dovrebbe più esistere, cioè siamo tutti uniti, siamo tutti amici, ci conosciamo tutti e quindi bisognerà essere un po’ più uniti in quello che si sta facendo. Vedo che anche nelle riunioni per il settore giovanile ci si scontra sempre perché ognuno ha la propria idea e non si lavora per unità di intenti quindi questo è un grande problema, se cominci ad abbattere questi muri del campanilismo si può cominciare a ripensare in grande. 

Dopo aver ascoltato le tue risposte immagino di sapere già cosa risponderai, ma ti faccio ugualmente l’ultima domanda: per te è meglio una finale di Champions League o un derby in Carnia sotto il diluvio? 
Un derby in Carnia sotto la pioggia tutta la vita! E questo lo sottolineo e lo dico fermamente perché è uno spettacolo unico anche rispetto a una finale di Champions, ci siamo tutti noi tifosi della Carnia e siamo più di quanti vanno a vedere una finale di Champions, quindi io mi gioco tutti i derby che ci sono quassù. 

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Domenico Stoia è giornalista sportivo e commentatore del Campionato Carnico, firma della rubrica “Solo Carnico” su siti come CalcioFVG, collaboratore di realtà locali, anche storicamente su portali come Friuligol. 
Scrive articoli sulle partite, cronache e analisi, mercato dilettantistico,  approfondimenti sulle squadre e sul territorio. 
È una voce molto riconosciuta nel microcosmo del calcio dilettantistico in particolare in Carnia e nell’Alto Friuli. 

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