I cosacchi in Carnia: una occupazione dimenticata

Un invito ad approfondire un capitolo della nostra storia: occupazione, violenze e memoria di una pagina poco conosciuta della guerra

Dopo l’Armistizio di Cassibile il Friuli divenne teatro dello scontro tra nazisti e Resistenza. Per contrastare la Repubblica libera della Carnia, la Germania impiegò reparti cosacchi, insediati in Carnia tra il 1944 e il 1945.
L’occupazione portò violenze, saccheggi e sfollamenti, segnando profondamente la popolazione locale. Con la fine della guerra, i cosacchi si ritirarono verso l’Austria e furono poi consegnati all’Unione Sovietica, andando incontro a un destino spesso drammatico.
Questa vicenda resta oggi una pagina complessa e poco conosciuta della storia italiana durante la Seconda guerra mondiale.

Il 3 settembre 1943, i generali Giuseppe Castellano e Walter Bedell Smith firmarono l’armistizio di Cassibile, che sancì la cessazione delle ostilità tra Alleati e Italia con la resa incondizionata di quest’ultima. Immediata conseguenza dell’armistizio fu l’inizio dell’Operazione Achse, con l’occupazione da parte delle truppe tedesche dell’Italia centro-settentrionale.
Per tamponare il disordine che regnava nel settentrione italiano, la Germania riorganizzò la parte nord-est in due zone di operazione: l’Alpenvorland, zona di operazione delle prealpi comprendente l’area tra Bolzano, Trento e Belluno, e l’Adriatisches Küstenland, zona di operazione del Litorale adriatico comprendente le province di Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume, Lubiana e del Quarnaro.
I tedeschi, già di per sé indeboliti a causa dell’andamento negativo della guerra, dovettero concentrare le forze sulla linea gotica, dove stavano avanzando gli Alleati dal sud Italia, le truppe sul litorale adriatico erano, quindi, diminuite. Ciò rafforzò il movimento partigiano e venne proclamata la zona libera di Carnia, un territorio di oltre 40 comuni con centro operativo ad Ampezzo, dove i partigiani instaurarono una forma di autogoverno democratico. 
Per la Germania la situazione nel settentrione d’Italia stava sfuggendo di mano, i partigiani cominciavano a prendere il controllo su tutto il Friuli settentrionale e i tedeschi necessitavano di una soluzione. Il terzo reich decise quindi di giocarsi la carta dei mercenari Cosacchi.

Il termine “cosacco”, di origine turca, significa “uomo libero” o “vagabondo” e indica popolazioni nomadi delle steppe russe e ucraine, storicamente autonome e spesso in contrasto con il potere centrale. Dopo aver subito repressioni sia sotto lo zarismo sia sotto il regime sovietico, molti cosacchi videro nella Germania nazista un’opportunità di rivalsa. Circa ventiduemila di loro entrarono nelle forze tedesche, soprattutto nella cavalleria: i Cosacchi erano notoriamente molto abili a cavallo. 
Dopo la disfatta di Stalingrado e la controffensiva sovietica, intere comunità cosacche si spostarono verso ovest insieme alle truppe dell’Asse in una vera e propria migrazione forzata. 

Nel novembre 1943, il ministro nazista Alfred Rosenberg promettè loro autonomia e una nuova terra dove stabilirsi. Quella terra era la Carnia. Tra luglio e agosto del 1944, circa cinquanta treni carichi di cosacchi arrivarono in Friuli.

I tedeschi assegnarono loro un vasto territorio, dalle Prealpi Carniche alla pianura friulana, dando vita a quello che divenne una sorta di “Kosakenland”. 

Gli obiettivi erano chiari: rafforzare la lotta antipartigiana e creare una barriera contro il bolscevismo. In breve tempo i cosacchi presero il controllo della zona e le ripercussioni sulla popolazione locale furono devastanti. Saccheggi, incendi e violenze erano all’ordine del giorno, interi paesi vennero evacuati e gli abitanti persero case e beni. Molto frequenti erano, inoltre, i casi di stupro. 

Nel tentativo di ricreare il proprio mondo, i cosacchi trasformarono profondamente il territorio: modificarono i nomi dei paesi, introdussero nuove strutture amministrative, aprirono scuole, banche e un tribunale militare. Imposero coprifuoco, controlli rigidi e nuove regole per la popolazione.

La convivenza tra cosacchi e popolazione locale fu difficile e segnata da forti contrasti culturali. Gli abitanti della Carnia li percepirono come rozzi e aggressivi e le differenze nelle abitudini quotidiane accentuarono la distanza tra i due mondi. Tuttavia, con il passare del tempo, in alcuni casi si svilupparono relazioni meno conflittuali, fino ad arrivare persino a matrimoni misti, segno della complessità di una situazione che non può essere ridotta a una semplice opposizione tra occupanti e occupati.

Nel 1945, però, l’Armata Rossa continuava la sua avanzata, la Germania era ormai al collasso e il comandante cosacco Krasnov ordinò la ritirata verso l’Austria. I cosacchi abbandonarono il Friuli a piedi, affrontando scontri con i partigiani, fino ad arrendersi alle forze britanniche.

In base agli accordi di Yalta, gli Alleati decisero di consegnare i Cosacchi all’Unione Sovietica. Per molti di loro significò deportazione nei gulag, esecuzioni di massa, la maggior parte dei generali cosacchi infatti venne giustiziata, Krasnov compreso, oppure il suicidio pur di evitare di passare in mano ai sovietici.

Con la ritirata dei Cosacchi e il loro tragico destino oltre le linee dell’Armata Rossa si chiudeva così un capitolo poco noto della Seconda guerra mondiale nei nostri territori. 

Una vicenda marginale nelle grandi narrazioni del conflitto, ma profondamente incisa nella memoria delle comunità locali che la vissero direttamente. 

A questo link potete vedere una galleria di immagini d’epoca sui Cosacchi.

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Fonti 

https://www.regionestoriafvg.eu/tematiche/tema/398/Occupazione-Cosacco-Caucasica-del-Friuli

Sitografia

Istituto Friulano per la Storia del pMovimento di Liberazione (IFSML)
www.ifsml.it

Satoria dei cosacchi in Carnia e Alto Frpiuli (Varese in Luce)
VareseInLuce.it

Storia dei cosacchi in Carnia e Alto Friuli (Hookii)⁠
hookii.org

Mostra “Cosacchi in Friuli 1944–1945” (RaiNews FVG)⁠
RaiNews

Carnia Libera 1944
www.carnialibera1944.it/

I cosacchi in Carnia (Messaggero Veneto)
Messaggero Veneto.it

Cosacchi (Treccani – Dizionario di Storia)
Treccani.it

Cosacchi (Wikipedia – sezione Seconda guerra mondiale)⁠
Operation Ataman
Kosakenland
Wikipedia.com

Bibliografia 

Oleg V. Ratushnyak – Fabio Verardo, I cosacchi e il Terzo Reich. Il collaborazionismo cosacco nella Seconda guerra mondiale, in “Qualestoria”, 2016

Paolo Ferrari (a cura di) – L’Armata Cosacca in Italia 1944-1945

Patrizia Deotto, Stanitsa Tèrskaja. L’illusione cosacca di una terra, Gaspari, 2005

Enrico Folisi, I cosacchi in Friuli 1944-1945, Gaspari, 2021

Vania Gransinigh – La cosacceria in Friuli. Storia del corpo di occupazione cosacco del Friuli (1944-1945)

Elio Narciso – I cosacchi nella Valle del But. Carnia 1944-1945. Storia e cronaca di un’occupazione

Claudio Giraldi, interventi e saggi sull’occupazione cosacca (spesso pubblicati in contesti locali o atti di convegni)

AA.VV. / pubblicazioni locali friulane (Cineteca del Friuli, associazioni storiche)

“Kosakenland in Nord Italien”: progetto nazista di insediamento cosacco in Friuli

VareseInLuce

Nicolaj Tolstoj – I cosacchi traditi. La tragedia dell’armata cosacca nella seconda guerra mondiale

Peter J. H. Hure, The Cossacks

Samuel J. Newland, Cossacks in the German Army 1941–1945

Nikolai Tolstoy, The Secret Betrayal

Enciclopedia Treccani, voce Cosacchi, Treccani

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