In questa breve intervista Silly Sam racconta come rap, rock e pop punk abbiano plasmato il suo percorso.
Il giovane musicista carnico ci parla di come nascono i suoi testi e perché crede che il valore della musica non si misuri in follower ma in connessioni reali.
di Alex soravito

Qual è stato il momento in cui hai capito che la musica sarebbe diventata qualcosa di importante per te?
Durante la scuola media ero terrorizzato dall’idea di non appartenere a qualcosa. Sentivo di voler lasciare un segno, anche se piccolo, nel mondo. La musica è stato il luogo sicuro che mi ha accolto. La scrittura già da tempo mi affascinava, ma la musica sembrava una strada ben definita. Ero affascinato dal rap e dal rock, influenzato dal diario della “DiventOne” e da “School of Rock” con Jack Black.
Da quali artisti o generi trai più ispirazione e in che modo cerchi di distinguerti da loro?
Ho una matrice rap innegabile che nasce dalla passione per il genere che mi ha cresciuto. Sono un grande ammiratore del lavoro di Caparezza, di Salmo e degli Articolo 31. Il rock è stata una risposta, ma solo con il pop punk e il punk poi ho trovato nuova linfa. Yungblud mi ha aperto il mondo a MGK, ai Blink, al pop punk dei primi 2000 e alla sfera alternative.
Quando scrivi un testo, da dove parti: da un’emozione, da un riff, da una parola… o da qualcos’altro?
Dipende dal caso, ogni canzone/testo ha una gestazione diversa. Raccolgo idee durante la vita quotidiana e le riutilizzo o le faccio riaffiorare al momento della scrittura. Ho sperimentato sia la scrittura per testo che quella per musica, così come la nascita parallela di testo e musica.
Che cosa vuoi comunicare a chi ascolta la tua musica per la prima volta?
Lascio che sia la musica a comunicare.
Se potessi collaborare con un artista, anche fuori dal tuo genere, chi sceglieresti e perché?
Ci sono molti artisti che reputo interessanti là fuori. Senza andare nell’infinitamente grande e citare gli artisti che mi hanno cresciuto direi Etta, i Vintage Violence, il Duo Bucolico. Al di fuori del mio genere sarei incuriosito da una collab coi “5 uomini sulla cassa del morto” (di Udine), con Elton Novara e con un artista estero come Jack Kays o Token.
Qual è una verità scomoda sulla scena musicale di oggi che nessuno vuole dire ad alta voce?
I social ci hanno insegnato che vince chi fa più numeri, ma il valore di un’opera non c’entra niente con i numeri che fa. C’è un sacco di musica bella là fuori che aspetta solo di essere scoperta. Non è con Spotify che si fa, ma andando ai concerti e sostenendo i progetti che ti piacciono.
Io ho sofferto (e tuttora soffro in qualche modo) questa corsa ai follower, alla crescita e alla voglia di numeri, ma questo desiderio di attenzioni non può e non deve intaccare la creazione musicale o il comportamento della persona.

