Un Educatore ci racconta la magia del gioco

Collaborare, Competere, Immaginare

Scoprire un mondo nuovo, lasciarsi guidare dalla curiosità, incontrare persone e creare comunità: così è nata una passione che oggi unisce generazioni diverse intorno a un tavolo da gioco. Dungeons & Dragons, i giochi collaborativi, le sfide competitive e le esperienze nei laboratori con ragazzi e anziani svelano la forza del gioco come strumento di relazione, crescita e scoperta di sé.

Intervista a Cristian Pressacco

Da cosa è nata la tua passione per i giochi?
Allora, è nata forse un po’ per caso, nel senso che deriva dalle mie prime  esperienze passate a Lucca Comics & Games, che tra l’altro anche lì mi ci hanno portato un po’ di forza, perché la cultura del mondo manga, anime, nerd in generale non era assolutamente affar mio, però ho iniziato a essere incuriosito da questo universo visitandolo per un po’ di anni proprio a Lucca Comics.
Ho iniziato ad avere curiosità per questo mondo dei giochi da tavolo, anche perché io pensavo che ce ne fossero veramente pochissimi, quindi i soliti, un po’ più mainstream come Monopoli, Risiko, ma in realtà ce ne sono un’infinità! L’altro giorno ho chiesto a Chat GPT quanti giochi da tavolo esistono al mondo: più di 100 mila giochi diversi! Così mi sono preso a provare altri giochi ed ho iniziato ad appassionarmi, poi quando inizi un po’ a parlarne con gli amici capisci che anche loro giocano ma magari non te ne parlano, ha iniziato a crearsi una piccola community e da lì è nata la mia passione. Inoltre gioco tantissimo anche con mia moglie e questo aumenta le possibilità di giocare in gruppo e in compagnia. 

Quali sono i giochi, le tipologie di gioco che preferisci praticare a livello personale e quelli invece che preferisci proporre agli altri?
Sicuramente i giochi collaborativi per un semplice motivo, tutti vincono e tutti perdono, ed è bello. Dato che io in realtà sono molto  concentrato sulla vittoria, voglio vincere, ok? Insomma sono una persona estremamente competitiva, ma si incontrano spesso giocatori ancora più competitivi, più performanti nei giochi di competizione e per questo non sono proprio il mio forte.
I giochi di collaborativi sono molto belli anche perché si crea una situazione di gruppo e la situazione squadra a me piace tantissimo, ciascuno che ci mette del suo per riuscire poi a battere il sistema del gioco.
Invece per quanto riguarda le proposte che faccio, io propongo ai ragazzi dei giochi che principalmente mi piacciono, non riuscirei mai a farlo con giochi che non mi piacciono, perché penso che l’entusiasmo, l’energia che tu ci metti in un gioco sia molto importante per convincere anche gli altri a stare a giocare. Diciamo che i collaborativi mi piace molto proporli, anche se tuttavia i giochi competitivi, cioè uno contro l’altro, sono dei giochi che educativamente sono fortissimi, nel senso che sono molto potenti per riuscire a innescare dei meccanismi emotivi molto importanti.
Ad esempio, vuoi testare e capire come una persona reagisca alla rabbia, se perde a un gioco competitivo e capisci quali sono le sue reazioni, oppure non sei bravo a gestire la rabbia, ok, facciamo un gioco e se perdi poi ti “inc…i” come una bestia, ma poi però recuperiamo le emozioni tramite appunto un debriefing, che chiederà un confronto con gli altri giocatori, e potrà essere un momento costruttivo.
Oltre ovviamente a tutto il mondo dei giochi di ruolo che io frequento tantissimo. Propongo di  giocare ad esempio a  Dangeons&Dragons, che è un gioco di ruolo, uno dei più famosi al mondo e che è un collaborativo, quindi  torniamo sempre al gioco di squadra.

Parlando di giochi di ruolo infatti, potresti spiegarci come funziona a livello generale?
Sì, i giochi di ruolo per me sono un mondo magico, nel senso che è un mondo in cui ti immergi letteralmente, perché il gioco di ruolo funziona in questo modo.
Descrivendolo in poche parole c’è un master, il dungeon master, un narratore, che racconta una storia, narra lo scenario dell’avventura e gestisce tutti i personaggi non giocanti e tutti gli antagonisti, diciamo, i cattivi, i mostri, i boss. I giocatori interpretano dei personaggi, che interagiscono con la storia raccontata dal master.
Quindi il master racconta questa storia, ti mette sempre davanti a dei problemi, il gioco di ruolo è una risoluzione continua di problemi, sempre più difficili da risolvere, in base poi al livello del personaggio, perché è questa una  caratteristica dei giochi di ruolo, non di tutti, ma di quelli più importanti, è che tu hai un personaggio che cresce, si prende delle competenze e passa di livello, cioè migliora sempre di più, diventa sempre più forte, ovviamente incontrando, diciamo, villain o creature cattive, mostri sempre più forti. 

Quindi è molto interessante perché è principalmente un open world, quindi nel mio open world si può fare (quasi) tutto.
Abbiamo avuto un ragazzo, in una sessione di gioco che a un certo punto dice: “il mio personaggio deve andare in bagno!” e lo poteva fare. Ed è molto divertente perché il ruolo del dungeon master è quello di lasciar fare e vedere che cosa succede e come si relaziona con gli altri.  Mi è capitato di un ragazzo che dice: “Ok io adesso mi suicido” , quindi ha proposto una azione tematica molto molto intensa, ok vado su un ponte e mi butto. Come la affrontiamo questa cosa?
La puoi affrontare in due modi, o esci dal ruolo di master e dici no questa cosa non si deve fare, oppure essendo una “saved zone” cioè in un gioco quindi non ti capita niente di fisico, gli spieghi un po’ le conseguenze di quello che va a fare, quindi affronti una tematica nel gioco di ruolo, estremamente delicata come il suicidio, però lo affronti in gioco, quindi in una situazione dove veramente lui può fare questa scelta.  Quindi il gioco di ruolo per quello che dicevo che è magico, per me è importante perché puoi toccare veramente tematiche molto molto delicate come questa.

Questi tipi di giochi li proponi solo ai ragazzi? Nei laboratori con i ragazzi? Oppure anche ad altre tipologie di persone? Anziani?
Sì, ragazzi principalmente delle medie l o superiori, insomma un po’ come voi. Qualche laboratorio per bambini, però diciamo che io prediligo lavorare con i ragazzi un po’ più più grandi. Da quest’anno abbiamo sperimentato dei laboratori di gioco da tavolo con gli anziani. Ed è stato molto interessante perché allora loro si mettono nei panni di tornare bambini.
È una cosa molto bella perché: “ah sì, stiamo tornando bambini”. No, siete delle persone che giocano, perché giocare è sempre visto come qualcosa solo per i bambini. Però dopo due ore di gioco con gli anziani e gli si chiede come è stato? e si sono divertiti tantissimo.
Tanti ti dicono “ah, finalmente un pomeriggio in cui non ho dormito, giocando a scala 40 o a Burraco”. Insomma è stata una bella novità, una bella esperienza che mi ha veramente… entusiasmato. Anche perché il gioco da tavolo per gli anziani è una cosa che non è tanto sperimentata. Diciamo che noi abbiamo proposto questa cosa e ha funzionato.
Non tutti i giochi tuttavia funzionano, funzionano tanto i giochi di carte, funzionano i giochi in cui devi spostare degli elementi ad esempio il gioco del Genga, quelli piacciono tanto.
Ieri invece ho proposto ne ho proposto uno particolare in cui bisogna, per giocare, avere dei pregiudizi verso le persone, ok? Ci sono delle carte con delle immagini, tipo “indovina chi”. E loro non riuscivano a comprendere questa cosa del pregiudizio. È stato molto interessante, perché non riuscivano a comprendere il gioco: “non riesco a capire quello che ci chiedi, cioè quello che devo fare”.
Questo quindi è un gioco che sicuramente con questi gruppi non utilizzerò, secondo me non ha funzionato. Gli altri, sì, sì, sì.

Nell’ ambito dei giochi di gruppo preferisci i giochi di collaborazione o di competizione?
Per gruppi numerosi quelli di competizione.
Perché comunque sei in squadra. Perché in genere si giocano a squadre o in piccoli gruppi che si sfidano.
E in quel contesto sono molto più belli i giochi competitivi.

Il tuo gioco preferito in assoluto?
Devi dirne uno!
(voce fuori campo)
Uno solo?
Uno.
E allora penso il preferito sia proprio Dungeons & Dragons. Sì. È quello che se mi si propone di fare lo faccio più volentieri, anche extra lavoro, nel mio tempo libero.
Invece, se posso, mi auto faccio una domanda (marzulliano ndr.), qual è il migliore gioco del 2025?
È un gioco che si chiama Trio. È un gioco di carte, devi fare dei tris ed è estremamente figo.
Due regole in croce, bellissimo. Quindi Dungeons & Dragons come top gioco in assoluto.
Trio, è un gioco “(…) semplicissimo” però, funziona con tutti. Ed è bellissimo. Il più divertente, è il gioco del 2025.

Aspettando il prossimo gioco.

Ecco una micro-autobiografia di Cristian

Mi sono appassionato al mondo dell’animazione a 15 anni, iniziando a lavorare come animatore da palco e giocoliere, soprattutto durante i centri estivi. A diciott’anni ho scoperto un’altra forma di animazione: quella radiofonica. Per tre anni consecutivi ho partecipato e organizzato uno show radiofonico dedicato alla comicità e alla satira.

Nel frattempo ho continuato il mio percorso come animatore nei centri estivi e, finite le scuole superiori, ho scelto di laurearmi come educatore professionale per coltivare la mia passione nel relazionarmi con le persone, in particolare con gli adolescenti.

Dopo otto anni di lavoro come educatore ho scoperto il mondo dei giochi da tavolo e di ruolo, trasformandoli in veri e propri strumenti educativi. Oggi lavoro quasi interamente attraverso interventi educativi basati sul gioco da tavolo.