DADDY: la musica come soppressione del dolore

Descrizione, recensione, pareri e curiosità

Descrizione
Avete presente la sensazione di quando si guarda un film horror? Quel brividino che ti sale dalla schiena e culmina nel momento di un jumpscare? Bene, dimenticatelo. Perché ascoltando questo brano il “brividino” lo sentirete salire lentamente per tutti i 17 minuti (ghost track inclusa) di durata di questo brano.

Siamo nel 1994, e i KoRn hanno appena scosso il mondo intero rilasciando il loro primo album, KORN, e inventando un nuovo genere: il Nu Metal. In questo album si trovano canzoni ormai diventate culto del genere come la prima, Blind. L’album prosegue abbastanza serenamente (simpatico da dire se si pensa che per l’album siano stati adoperati un basso a 5 corde e una chitarra a 7 corde, tutti e due con accordature molto basse, drop A) fin quando non si arriva a quest’ultimo brano.
All’inizio si può pensare a un canto quasi ecclesiastico (visto come inizia…) ma quello che viene dopo farà ricredere tutti: una storia agghiacciante, raccontata da urla di dolore che culminano con un pianto di dolore del cantante Jonathan Davis.
Il brano parla di molestie sessuali realmente subite dal cantante quando era un bambino, alle quali nessuno aveva mai creduto, come si può sentire nel ritornello (I scream, no one hears me / It hurt, I’m not a liar).
Il cantante, successivamente, avrebbe scritto altri brani riguardanti queste tematiche (Pretty – FOLLOW THE LEADER – 1998).

Recensione e pareri
La prima volta che ho sentito questo brano (ma in realtà tutt’ora ogni volta che lo sento) sono rimasto basito: non credevo che un brano potesse far sentire parte di un dolore così intensamente che ti faccia sentire come se lo avessi vissuto anche tu.
La parte musicale mantiene uno schema abbastanza comune per i KoRn di quel periodo.
E’ un brano che va ascoltato almeno una volta nella vita per capire che cosa sia il vero dolore. E’ un 10/10 senza se e senza ma.

Curiosità
I pianti e le urla che si sentono nella parte finale del brano (ghost track esclusa) sono reali. Sono stati registrati mentre il cantante ricordava gli abusi subiti.

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