DON RAFFE’: un’aspra e attuale denuncia

Descrizione, recensione, pareri e curiosità

Descrizione
Che cosa accomuna da anni le varie regioni italiane? Il cibo?
No, troppo scontato. Il caffè. La mattina, dopo pranzo, all’ora della merenda o dopo cena quest’ultimo è sempre gradito dagli italiani, in qualsiasi posto, anche dietro le sbarre.
Siamo nel 1990 esatto e Fabrizio De Andrè pubblica il suo undicesimo album, e uno dei suoi più politici, LE NUVOLE.
L’album si apre con una poesia infantile (Le Nuvole) e con un’opera buffa (Ottocento), ma con la terza traccia si abbandonano i toni giocosi dell’album.
Il brano Don Raffaè, interamente cantato in dialetto napoletano, è un’aspra denuncia alle condizioni delle carceri italiane degli anni ‘80 (Qui non c’è più decoro, le carceri in oro, ma chi le ha mai viste, chissà / Chiste so’ fatiscenti, pe’ chisto i fetienti se tengono l’immunità) e alla corruzione che, ora più che mai, pervade il territorio italiano, e vede l’interazione tra il brigadiere di Poggioreale Pasquale Cafiero e il boss camorrista Don Raffaè (quindi “don” non sta affatto per un termine ecclesiastico!).
Cafiero, corrotto e sottomesso dal potere malavitoso, offre al carcerato parecchi privilegi, come fargli la barba (Vi faccio la barba o la fate da sè?), e gli chiede dei favori speciali, come prestargli un cappotto elegante per un matrimonio (Pe’ ‘ste nozze vi prego eccellenza / mi prestasse per fare presenza) o cercare un lavoro al fratello disoccupato da anni (A proposito tengo nu frate che da quindic’anni sta disoccupato / Che si è fatto cinquanta concorsi, novanta domande e duecento ricorsi / Voi che date conforto e lavoro / Eminenza vi bacio, vi imploro).
Tutto ciò è accompagnato da continui caffè, offerti al carcerato per ingraziarselo e di cui ne viene esaltata la bontà (Ah, che bell’ ‘o cafè, pur’ in carcere ‘o sann’ fa’ / Co’ ‘a ricetta ch’ ‘a Ciccirinella, compagno di cella, precis’ a mammà).

Recensione e pareri
Come tutti i brani di De Andrè, al primo ascolto non è facile da capire questa canzone. Ma riascoltandola ed, eventualmente, informandomi su internet, si viene a conoscenza del profondo significato della canzone. Profondo come tutti i significati delle canzoni di De Andrè.
Personalmente, a questo brano ci sono molto legato, perchè lo ascoltavo sempre quando ero piccolo, ovviamente divertendomi per il dialetto napoletano, ma adesso che sono cresciuto riconosco che sia un brano molto importante da capire e comprendere per essere dei cittadini italiani consapevoli.
E’ un brano da 10/10 senza neanche pensarci.

Curiosità
Pare che per questo brano De Andrè faccia riferimento alla vicenda di Don Raffaele Cutolo, famoso boss camorrista. Il boss ne rimase così meravigliato che inviò una lettera all’artista complimentandosi e chiedendo chiarimenti sul testo del brano, poichè De Andrè ha confermato di non conoscere il boss.
L’artista infine dice di aver preso spunto da opere letterarie come Gli alunni del tempo di Giuseppe Marotta e Il sindaco del rione Sanità di Eduardo De Filippo.

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