Alla scoperta di artisti carnici
Pittura, musica e utopia scientifica, la vita e l’opera di un artista carnico che ha trasformato l’arte in un progetto spirituale totale.
di Benedetta Di Ronco

Gustavo Antonio Barbacetto Di Prun nasce il 19 febbraio 1912 a Rivo di Paluzza in una famiglia benestante di origine nobiliare, il cui titolo risale al 1633 e viene riconosciuto ufficialmente nel 1905 al nonno Osvaldo. La famiglia è culturalmente vivace e di idee progressiste. Il padre, Antonio, è promotore di numerose iniziative cooperative e sociali nel territorio, mentre della madre, Rosalia Zanier, si sa poco se non che fosse di salute fragile. Ultimo di tre fratelli, Gustavo dimostra fin da piccolo una forte sensibilità artistica e una grande passione per la musica, in particolare per il violino, che lo accompagnerà per tutta la vita. Frequenta le scuole tecniche a Tolmezzo e Udine, conseguendo il diploma di geometra, e durante le estati aiuta nella gestione della malga di famiglia. Gli anni giovanili sono segnati anche dal legame con la scrittrice Gina Marpillero, sua coetanea e primo amore, con la quale condivide un periodo sereno testimoniato da uno scambio di poesie.
Gustavo Antonio Barbacetto Di Prun e Gina Marpillero rivelano fin da giovani un precoce talento artistico, condividendo poesie e interessi culturali; la loro amicizia durerà nel tempo ed è ricordata anche nel libro Essere di Paese.
Ecco una poesia di Gina Marpillero dedicata a Gustavo:
Non sapevo dove,
non sapevo quando.
Dopo una salita
I nostri corti respiri,
L’affanno dei quindici anni,
un groviglio di pini mughi,
un groviglio di cose nuove,
forse proibite;
il nostro primo bacio.
L’infanzia e la giovinezza di Gustavo sono segnate dal periodo delle due guerre mondiali: durante la Prima guerra mondiale vive le privazioni e probabilmente la profuganza, mentre negli anni Trenta viene esonerato dal servizio militare e poi congedato definitivamente per motivi di salute.
Conclusi gli studi, si trasferisce probabilmente in Alto Adige e lavora nel settore idroelettrico; nel 1941 pubblica un progetto tecnico innovativo per ferrovie ad alta velocità (“Prunvia”), rivelando il suo spirito visionario anche in ambito scientifico. Parallelamente sviluppa un’intensa attività artistica: inizialmente dipinge paesaggi realistici e sereni, ma progressivamente le sue opere assumono toni metafisici e simbolici, con figure mistiche, colori irreali, elementi geometrici e studi sull’astrazione e sulle ombre. Realizza anche numerosi ritratti, spesso caricaturali ma capaci di cogliere l’essenza psicologica dei soggetti.
Per di Prun l’arte è un progetto esistenziale totale che unisce pittura, scrittura, musica e riflessione filosofica. Spesso sul retro dei quadri inserisce testi, poesie o composizioni musicali legati alla sua teoria dell’U.O.M.*, utilizzando l’opera pittorica come veicolo per diffondere un messaggio morale e spirituale fondato sulla ricerca della verità e sul valore universale dell’arte. Nonostante l’isolamento rispetto alle correnti artistiche contemporanee, la sua produzione, sperimentale e multiforme, testimonia una visione profondamente personale e complessa.
* L’U.O.M. incarnava l’ideale di una comunità di montagna laboriosa e resiliente. Gustavo la utilizzava come una sorta di “firma sociale” per i suoi scritti e disegni, elevando la figura dell’operaio montano a simbolo di una resistenza esistenziale e culturale contro l’oblio e la “follia”.

A questo link potete vedere una galleria di immagini dell’artista.
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