Il teatro è febbre che non passa

Intervista a Federico Pastore

Dalla scoperta del palcoscenico nel 1985 al lavoro con i ragazzi nelle scuole, Federico Pastore racconta la sua idea di teatro: un viaggio senza formule fisse, fatto di imprevisti, momenti magici e crescita personale.

Abbiamo il piacere di intervistare Federico Pastore, coordinatore del progetto GTI Teatroabusivo di Tolmezzo 

Quando è nata la tua passione per il teatro?
La mia passione è nata da studente, partecipando al Palio teatrale studentesco del lontano 1985. Da lì è stato tutto in discesa, perché una volta che sperimenti il palcoscenico ti viene la febbre e non si abbassa più!

Meglio stare dietro le quinte o essere sul palco? 
Meglio dietro le quinte: anche se l’ansia è terribile perché quando inizia lo spettacolo le cose devono andare ed è tutto fuori controllo, riesci a dare molto di più, ad essere più creativo

Raccontaci come nasce un progetto teatrale con le scuole. 
Per quella che è la mia esperienza, io mi sono offerto sempre per fare partecipare i ragazzi al Palio di Udine, quindi tutti i progetti che ho creato nelle scuole erano all’interno di un circuito interessato a partecipare alla manifestazione. Dopodiché ogni progetto è qualcosa a sé, per cui dipende da quella che è la richiesta della scuola, dall’attenzione che mette nel linguaggio teatrale, quanto ci investe dal punto di vista energetico, dal supporto, dall’entusiasmo… certamente non c’è una formula fissa.

Qual è la parte più divertente di lavorare con ragazzi come noi?
Chi ha detto che è divertente? (ride, ndr) La cosa più interessante è sempre l’imprevisto, tanto in prova quanto in spettacolo.

E quella più difficile? C’è qualcosa che ti mette sempre alla prova?
Devo dire che non riesco a farmi venire in mente delle difficoltà, nel senso che il lavoro cresce di suo; cerco di limitarmi a spingerlo nelle parti che ritengo interessanti. Siccome non mi faccio mai delle aspettative su quello che verrà fuori, difficilmente ci sono delle difficoltà, perché lo spettacolo va dove va. Mi limito a fare il traghettatore.

Hai mai vissuto un momento “magico” durante le prove? 
Sempre, in continuazione si vivono momenti magici, altrimenti non si farebbe teatro.

Come scegli le storie o i testi da mettere in scena?
Non esiste un metodo: dipende dal caso, dal gruppo, dal momento, dagli incontri e dai pensieri.

Secondo te, il teatro può aiutare a conoscersi meglio e a superare le proprie paure?
Su questo non c’è alcun dubbio. Ne sono la prova vivente, direi.

C’è un attimo in cui vedi davvero cambiare qualcosa nei ragazzi? 
Si, quando si apre il sipario.

Se qualcuno vuole provare il teatro ma ha paura di mettersi in gioco, che consiglio gli daresti?
Lascia perdere. Qui si gioca tutto: la prima cosa da fare è mettersi in gioco.

Hai qualche trucco o strategia per far dare il meglio di sé a ogni ragazzo in scena?
Non si svelano mai i trucchi del mestiere. Questo può voler dire che sono molto efficaci o che non ci sono proprio, decidi tu.

Ultima domanda: Ci puoi anticipare qualcosa sullo spettacolo che state preparando? 
Non amo mettere in piazza le cose su cui lavoro prima che siano pronte. 
Per scoprirlo dovete venire a vederci!

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A questo link potete leggere l’articolo di dicembre sul teatro.