Intervista con Mario Soravito, classe 1939, uno dei fondatori della storica associazione sportiva Edelweiss di Villa Santina.
Mario ripercorre la nascita dell’associazione nel 1973, nata dall’entusiasmo di un gruppo di sciatori locali. Ricorda con affetto i tanti episodi vissuti in oltre cinquant’anni di storia.
Lo sci di fondo viene descritto come una scuola di vita, utile per imparare rispetto, educazione e sacrificio.
Guardando al futuro, auspica neve sufficiente per continuare l’attività e mantenere viva una tradizione sportiva e comunitaria che unisce generazioni diverse.
di Alex Soravito

Com’è nata l’idea di mettere in piedi l’Edelweiss nel lontano 1973?
Sarebbe un po’ lungo il discorso, però è nata nel mese di aprile del 1973, un signore di Ravascletto viene in officina da me a Villa e mi dice: «domani tu e tua moglie venite con me a Tarvisio che dobbiamo fare una gara di fondo» . E io: «e gli sci? che nemmeno li ho? «non farti fastidi per gli sci che te li porto io».
Allora la domenica si parte e si va a Tarvisio, la faccio corta…
A Tarvisio facciamo questa gara, io mia moglie e questo signore di Ravaschletto. Finita la gara, una marcia di 10 chilometri di fondo, eravamo tranquilli, a un certo punto vedo uno di Villa Santina, il mio amico di Villa Santina che ha fatto il carrozziere. Lo vedo e gli chiedo: «Riccardo cosa ci fai qua?» «E tu cosa fai?» «Sono venuto a sciare» «con chi sei?» «Con mio papà e mio fratello». Per farla breve ci siamo incontrati una decina di sciatori di Villa Santina. Avevamo fatto questa gara in dieci di Villa Santina.
Allora lì è nata la scintilla dell’Edelweiss. Quindi torniamo a Villa e fondiamo il nostro club.
Poi sono proseguiti durante il mese gli incontri, e a fine del mese di aprile del ’73 siamo stati dal notaio e abbiamo fatto lo statuto. Questo è stato l’inizio.
Ti ricordi come erano i primi anni? Più entusiasmo, o più difficoltà?
I primi anni c’era solo entusiasmo e basta, difficoltà non c’erano.
Se ripensi a tutta la storia della società c’è un momento che non dimenticherai mai?
Sono cinquant’anni che sto nell’Edelweiss.
Io non dimentico tutti questi cinquant’anni, ma non c’è stato un periodo o un momento migliore degli altri.
Ti potrei raccontare di quando, eravamo diretti a fare la settimana bianca in Cadore e per andare in Cadore c’era molta neve. In quegli anni veniva molta neve. E ne era caduta così tanta di quella neve che a un certo punto tutto era bloccato e si è dovuto tornare indietro fino a Villa. Quel ricordo è un po’ particolare, ma altri mille ne avrei di ricordi.
Secondo te in cosa è cambiata di più l’Edelweiss rispetto a quando avete iniziato?
Sono i giovani, i ragazzi che vengono a sciare con noi. Dico con noi perché dopo 50 anni sono ancora in piedi. Sono entusiasti, poi sono i genitori che li accompagnano, sono tanti i genitori. All’inizio non erano così tanti i genitori, partecipavano solo i ragazzi, andavano a scuola, poi andavano a sciare, ma i genitori, adesso li accompagnano, e questo è bene, i genitori sono bravi ad accompagnare i ragazzi.
Vi mostro una foto, di quanti siamo, l’ultima gara che abbiamo fatto venti giorni fa, la gara sociale, bellissima.
Cosa ti ha dato personalmente lo sci di fondo in tutti questi anni?
A me personalmente cosa mi ha dato? A me ha dato, potrei dire, la salute!
Al di là delle gare cosa avete sempre cercato di insegnare ai ragazzi?
La prima cosa è essere educati, parlare con la gente, parlare, sentire cosa dicono i più anziani che sanno. Essere gentili con gli altri ragazzi.
Poi fare sacrificio, perché fare lo sci di fondo è fatica e lì si fanno il carattere, loro si formano come carattere.
Cosa rende speciale una realtà piccola come la vostra e quanto conta il legame con il territorio?
La nostra non è poi tanto piccola considerando la Carnia, in Carnia siamo tre società che attualmente fanno fondo, i Laghetti di Timau fanno fondo, Aldo Moro e poi Forni Avoltri, a Forni Avoltri si fa Biathlon, per il resto altre società di fondo qui in Carnia non ci sono, se andiamo nel Canal del Ferro allora andiamo a Tarvisio e ci sono altre due società che fanno fondo.
Guardando avanti che futuro vedi per l’Edelweiss?
Per il futuro spero che venga neve, di più, perché in questi ultimi due, tre anni qua si deve correre da una parte e dall’altra, noi andiamo anche all’estero, andiamo nella ex Jugoslavia a fare gare.
In che zone dell’ex Jugoslavia andate?
Andiamo a Kranjska Gora, poi andiamo anche a Planica, e in altri posti.
Per concludere l’intervista torniamo invece a cercare qualcosa di divertente dei primi anni, chi era il più “matto” o il più appassionato del gruppo all’inizio?
Siccome nel gruppo eravamo in tanti adulti, c’erano i ragazzi, ma eravamo anche tanti adulti, adesso purtroppo gli adulti di quel tempo, li conterei su una mano. Eravamo tutti amici, “matti” tutti e “bravi” tutti, insomma non veniva fuori il capo dei ragazzi di adesso, il capo banda, non eravamo così.
Ultima domanda, c’è qualche aneddoto dei primi anni che racconti ancora oggi?
Un mio aneddoto? Il mio personale? Il mio personale non è un aneddoto, è un motto: «fai quello che vuoi, con quello che hai, dove sei». Pensate a queste parole ragazzi, «fai quello che vuoi, con quello che hai, dove sei».
Forse però non è la risposta che volevi all’ultima tua domanda?
Va bene così e grazie mille per l’intervista.
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